Contrappunti

Riflessioni sul sistema dell’arte

22.04.2026

Effetto Troxel.
Ho trovato casualmente in rete, nella pagina di Riccardo Proietti queste informazioni sull’effetto Troxler. E lavorando da sempre alla costruzione di una mia personale cosmogonia di forme e relazioni spaziali volutamente prive di una connessione con la realtà visibile, ne sono rimasto attratto.
Il fenomeno prende il nome da Ignaz Paul Vital Troxler, che lo descrisse nel 1804. In letteratura viene chiamato anche “Troxler fading”.
Riccardo Proietti è un ricercatore in Scienze Cognitive al CNR, e nei suoi contenuti l’effetto Troxler viene presentato come un esempio di come l’attenzione selezioni alcune informazioni e ne riduca altre nella percezione visiva. Riccardo afferma che “…la percezione non è una copia perfetta del mondo ma un atto interpretativo e adattivo del nostro cervello.”

Nel mondo dell’arte, tra gli artisti che dichiarano esplicitamente o in modo implicito che la realtà non è come appare, e spesso usano l’immagine per smontare l’idea di un’osservazione neutra del mondo ci sono esempi importanti. René Magritte: “La realtà non è mai come la si vede: la verità è soprattutto immaginazione” (es. Le traîtrise des images, “Questa non è una pipa”). Salvador Dalí e Man Ray che giocano su scale, proporzioni e contesti irreali per mostrare che la percezione visiva può essere facilmente destabilizzata. Wassily Kandinsky che considera la pittura astratta come un modo per parlare di una “realtà” più profonda, diversa dall’apparenza visiva immediata. Pablo Picasso e Francis Bacon che deformano e scompongono il visibile per mostrare che la realtà non è trasparente alla percezione. Artisti di op‑art e arte cinetica (Victor Vasarely, Bridget Riley, e altri) costruiscono opere che “falliscono” la percezione, proprio per mostrare che lo sguardo non è un dispositivo neutro. Olafur Eliasson, James Turrell e altri artisti della luce/luce‑colori usano l’ambiente e la percezione per far sperimentare che ciò che vediamo è una costruzione temporanea e instabile.

21.04.2026

Le categorizzazioni e le etichette non piacciono, ma alle volte aiutano. Se devi costruire un muro in mattoni devi sapere che mattoni puoi/vuoi usare. Dimensioni, peso, materiale. Tutto riassunto in una “etichetta”. E allora le uso. Arte concettuale. Minimalista. Materica. Astratta. Per raccontare l’invisibile (questa è stata la prima opzione, ora non più) ma non solo.


05.03.2017

L’arte come mezzo per raccontare l’invisibile. E l’indicibile. Ma per questa seconda opzione ci vuole coraggio. Il coraggio di non cadere nelle solite provocazioni a sfondo sessuale. Dove genitali di varie dimensioni e generi, esposti e reificati nella loro immagine più banalmente accessibile, diventano istantaneo luogo di conflitto emotivo tra ciò che vorremmo essere e ciò che dobbiamo essere.


07.01.2000

Apro questa pagina per parlare di arte senza alcuna pretesa di sistematicità. Sono appunti che nascono dall’osservazione di ciò che accade a livello locale (perchè comunque le radici contano) e internazionale (perchè il confronto con chi vive esperienze molto diverse o distanti dalle tue può aprire lo sguardo a cose che senti vicine anche se apparentemente, e non solo geograficamente, lontane.)


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